Come la salute del cervello è collegata al cuore

L’ictus e la demenza vascolare sono molto legati alla salute cardiovascolare. Se comprendiamo meglio queste connessioni, una prevenzione efficace potrà mantenere il cervello in salute il più a lungo possibile.

Aggiornato il 14 novembre 2024
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La medicina cardiaca ha fatto enormi progressi negli ultimi decenni. L’infarto cardiaco, ad esempio, può spesso essere evitato o trattato con successo grazie alla prevenzione. Negli ultimi anni sono stati fatti enormi progressi anche nel trattamento dell’ictus. Grazie al lavoro educativo della Fondazione Svizzera di Cardiologia e di altri enti, sempre più persone riconoscono i sintomi di un ictus, il che accorcia i tempi di ricovero in ospedale e di inizio del trattamento acuto. Iniziare le terapie il prima possibile è ancora fondamentale per il successo terapeutico dell’ictus.

Il ruolo pionieristico della Svizzera
Soprattutto, però, sono migliorate le tecniche di diagnosi e trattamento. Oltre alle nuove tecniche di diagnostica per immagini, l’apertura meccanica di un vaso cerebrale bloccato da un coagulo rappresenta un salto di qualità nel trattamento dell’ictus. Questa procedura, in cui uno stent retriever, cioè una rete, viene inserito nel cervello attraverso un catetere per rimuovere il coagulo meccanicamente, è in uso da circa 10 anni. La Svizzera ha un ruolo pionieristico in questo campo. «Oggi possiamo riaprire il vaso cerebrale ostruito in oltre il 90 % dei casi», afferma Marcel Arnold, responsabile dello Stroke Center dell’Inselspital di Berna. Quanto più precocemente si riesce a farlo, tanto più è probabile che ai pazienti venga risparmiata la disabilità.

La salute cardiaca è anche salute cerebrale
L’ictus, però, è ancora una delle cinque cause più comuni di morte e una di quelle più comuni di disabilità. L’elevato impatto dell’ictus e i costi associati sottolineano l’importanza della prevenzione. Secondo le stime, il 50 % di tutti gli ictus potrebbe essere prevenuto. La European Academy of Neurology (EAN) ha pubblicato questo dato nel 2022 nella sua Brain Health Strategy. Allo stesso tempo, ha individuato 11 fattori decisivi per la salute del cervello. Questi comprendono: pressione arteriosa normale, glicemia normale, peso corporeo normale, livello di colesterolo controllato e l’astensione dal fumo. Sono fattori che giocano un ruolo chiave anche nella salute cardiovascolare. Ciò non sorprende se si considera che circa il 25 % degli ictus è dovuto all’arteriosclerosi, la malattia alla base dell’infarto cardiaco. Circa un altro 30 % di ictus è causato da una cardioembolia, cioè un coagulo che parte dal cuore, raggiunge i vasi cerebrali e blocca il flusso sanguigno. In questo caso il collegamento tra la salute del cuore e del cervello è ancora più diretto.

La fibrillazione atriale è un pericolo per il cervello
Soprattutto la fibrillazione atriale, l’aritmia cardiaca più comune, comporta un elevato rischio di ictus. Uno studio multicentrico svizzero, cofinanziato dalla Fondazione Svizzera di Cardiologia e condotto dall’ospedale universitario di Basilea, ha dimostrato che questi ictus sono più comuni di quanto si pensasse: un terzo dei pazienti con fibrillazione atriale presenta cicatrici cerebrali alla risonanza magnetica, che sono un’indicazione di piccoli ictus precedenti, passati inosservati. Gli ictus possono verificarsi in regioni cerebrali che non causano immediatamente alcun sintomo evidente, tuttavia, sono associati a una compromissione delle funzioni cognitive, soprattutto delle funzioni esecutive. «Abbiamo scoperto che questi ictus inosservati portano a un declino mentale che corrisponde a un invecchiamento cerebrale di circa 10 anni», afferma Michael Kühne, cardiologo di Basilea coinvolto nello studio. La salute cardiaca ha quindi un’influenza diretta sul cervello e sulle sue prestazioni.

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Alterazione dei vasi cerebrali: fattore di rischio per la demenza
Altrettanto gravi per il declino cognitivo sono le alterazioni spesso non riconosciute dei piccoli vasi cerebrali. Studi epidemiologici hanno dimostrato che il 25 – 50 % delle persone di età superiore ai 55 anni presenta tali alterazioni patologiche. Uno studio di Losanna ha confermato queste cifre. «Si tratta di persone che non se ne accorgono e che si sentono sane da questo punto di vista», afferma lo specialista di demenza Bogdan Draganski, che lavora come neurologo all’Inselspital di Berna. Ciò significa che, come nel caso della malattia di Alzheimer, le alterazioni cerebrovascolari iniziano anni, se non decenni, prima che si manifesti il deterioramento cognitivo. Entrambe sono tra le principali cause di demenza, anche se la netta distinzione tra demenza vascolare e demenza neurodegenerativa di Alzheimer non è sempre ovvia. Ora sappiamo che i processi patologici sono interconnessi e si influenzano a vicenda. «Ciò dimostra che i vasi sanguigni svolgono un ruolo estremamente importante nello sviluppo della demenza», afferma Draganski.

Affrontare precocemente le cause
La grande sfida è ora quella di riconoscere e arrestare il più precocemente possibile queste alterazioni patologiche, che portano alla distruzione delle cellule nervose. Secondo uno studio della Commissione Lancet del 2020, il 40 % delle demenze potrebbe essere prevenuto. Idealmente, per questo scopo sarebbero necessari metodi diagnostici economici, in grado di determinare in giovane età quali sono i principali fattori di rischio che in futuro influenzeranno la salute del cervello: sono i processi neurodegenerativi, come nella malattia di Alzheimer, o piuttosto le alterazioni vascolari, come nella demenza vascolare? Il trattamento preventivo dovrebbe quindi essere iniziato il più presto possibile e adattato ai rischi individuali. Esistono già numerosi approcci terapeutici in campo vascolare, ma molto resta ancora da fare. Ad esempio, l’ipertensione arteriosa svolge un ruolo importante nel danno dei piccoli vasi cerebrali, soprattutto in giovane età. Secondo Draganski, la prevenzione continuerà a svilupparsi nella direzione di una medicina personalizzata. Un approccio uguale per tutti è inadeguato: dobbiamo trovare misure preventive che meglio si adattano alla salute cerebrale di ciascun individuo.