«Non mi rendevo conto di cosa significasse»
A Dorothee Baumann è stato impiantato un cuore artificiale dopo un grave infarto miocardico. E l’anno successivo, un cuore da donatore. Il nuovo cuore le consente una vita nuova e autodeterminata, che tuttavia non è sempre facile da affrontare.
Fonte: Ralph Hut
Tornare a fare la spesa alla Migros, sedersi su una panchina all’aperto nella natura: per Dorothee Baumann questo è un regalo immenso. Si sta riprendendo da una frattura del femore. È l’ultimo di una serie di duri colpi che ha dovuto incassare. Negli ultimi anni è rimasta chiusa a lungo tra le quattro mura di un ospedale, in riabilitazione o a casa. Più volte ha dovuto ricorrere all’aiuto di altre persone. «Non sono certo il tipo che ama farsi aiutare», dice. Ma a volte non può farne a meno.
Infarto in vacanza
Undici anni fa le cose erano ancora molto diverse. All’epoca aveva 55 anni. Era partita in aereo con i suoi due figli per una vacanza negli Stati Uniti. Doveva essere un periodo di relax in Florida. Tornata a casa, dopo un giro in bicicletta, non si sentì bene. Aveva caldo. Esausta, si sdraiò sul letto. Solo molto più tardi iniziarono a farle male la schiena e la parte superiore del braccio. «Sapevo che qualcosa non andava», racconta. Disse al figlio più giovane di chiamare un medico. Grazie alla proprietaria svizzera dell’appartamento in affitto, i soccorsi arrivarono rapidamente. «You had a heart attack», le disse il paramedico ancora in ambulanza. Dopo 14 giorni di trattamento in ospedale, tornò in Svizzera con accompagnamento medico. Un’ambulanza la portò dall’aeroporto all’ospedale più vicino. Lì restò in coma per un lungo periodo. Quando si risvegliò, la situazione era disperata. «Solo il 10–15% di funzione di pompa», racconta, «non vedevo come avrei potuto continuare a vivere così.» In un breve momento di lucidità chiese che venissero spenti i macchinari che la tenevano in vita. Seguirono diversi colloqui difficili tra i medici e i suoi familiari.
Fastidioso cuore artificiale
«Per fortuna, al momento giusto ho sempre avuto una prospettiva. Questo mi ha aiutata a riprendere in mano la mia vita», dice. Mentre era ancora in coma, le fu impiantato un cuore artificiale, con la possibilità di ricevere in seguito un cuore da donatore. «All’epoca non sapevo cosa significasse», aggiunge, «e col senno di poi non lo auguro davvero a nessuno.» Non si tratta di un cuore artificiale completo, ma di un sistema di assistenza ventricolare. Di solito è una pompa impiantata nel ventricolo sinistro che spinge il sangue ossigenato nella circolazione sistemica. Sul torace è fissata una cintura con un’unità di controllo e batterie di riserva. Il dispositivo di controllo è collegato alla pompa cardiaca tramite un cavo che fuoriesce lateralmente dall’addome. Ogni 6 ore bisogna sostituire la batteria. Dorothee Baumann ha vissuto con il cuore artificiale per oltre un anno. Le ha permesso di continuare a vivere, ma non era piacevole. «La cintura con il dispositivo la si porta 24 ore su 24, sotto la doccia, mentre si dorme, alla cassa della Coop», spiega, «è un aggeggio brutto e molto fastidioso.» Si disse che forse stavolta sarebbe stata fortunata e avrebbe presto ricevuto un cuore da donatore.
Telefonata nel cuore della notte
Non stava bene. Durante una delle tante visite in ospedale, in uno dei lunghi corridoi le venne incontro il primario di cardiologia. La guardò e le disse che così non poteva andare avanti. Fu lui a inserirla nella lista d’urgenza per un trapianto di cuore. Poco più di un anno dopo, alle due di notte squillò il telefono e una voce la esortò, mentre era ancora nel dormiveglia, ad andare il più rapidamente possibile: c’era un cuore pronto per lei. Swisstransplant la portò subito all’ospedale universitario di Zurigo. «E poi mi hanno tolto il cuore artificiale e impiantato un cuore vero», racconta. «All’inizio non riuscivo a capacitarmi di tutto questo.»
«Qualunque cosa sia successa, il mio nuovo cuore finora ha retto a tutto.»
Così la sua vita prese ancora una volta una piega completamente diversa da quella che si aspettava. Ha dovuto abituarsi a molte situazioni nuove. Al fatto che ora porta in sé il cuore di un uomo più giovane. Che deve assumere 20 compresse al giorno perché altrimenti il suo corpo rigetta questo cuore. Che a causa del sistema immunitario soppresso è vulnerabile alle infezioni. E che alcuni anni fa le è stato anche asportato un tumore dal pancreas, che l’aveva fatta dimagrire fino a 45 chili. Nonostante tutto, la gioia di vivere non l’ha abbandonata. «Grazie alla cardiologia e al mio ambiente personale, oggi posso continuare a vivere come mi piace», dice Dorothee Baumann. È rimasta autonoma e riesce ancora a fare quasi tutto come prima. «La cosa più bella», dice con la sua voce forte e sicura, «è che qualunque cosa sia successa, il mio nuovo cuore finora ha retto a tutto.»