«L’operazione mi ha salvato la vita»

I problemi cardiaci hanno gettato Sabrina Schwerzmann in un profondo sconforto. Le aritmie erano davvero dovute solo alle sue ansie? Ci è voluto molto tempo prima che venisse fatta la diagnosi corretta, ma questo le ha regalato una nuova vita.

Aggiornato il 15 maggio 2025
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Fonte: Ralph Hut

Non credeva più che qualcuno potesse aiutarla. Gli esami a cui Sabrina Schwerzmann si era sottoposta la lasciavano perplessa. Tranne uno. Dopo la diagnosi, la cardiologa le disse che avrebbe potuto discutere dell’intervento con il cardiochirurgo il pomeriggio stesso. Fu sul punto di crollare. Si mise a singhiozzare con sua madre, che l’accompagnava. Per un anno e mezzo si era sentita abbandonata. Questa situazione l’aveva quasi annientata. Finché quel giorno una porticina si aprì mostrandole una via d’uscita. «Finalmente mi sentivo presa sul serio», dice.

Non era sempre stato così. Quindici anni fa, quando Sabrina Schwerzmann aveva 28 anni, il suo cuore ha iniziato a comportarsi in modo strano. Se lo ricorda ancora bene. Una mattina, mentre indossava i jeans, ha avvertito quella sensazione sgradevole nel petto, che rapidamente si è trasformata in un flutter cardiaco. Durante gli sforzi rimaneva quasi senza fiato e il polso andava su e giù. Si fece visitare subito e le dissero che il problema era psicologico: fu diagnosticato un disturbo d’ansia. Le sono stati prescritti dei calmanti, ma il cuore non si è calmato. «A un certo punto ho pensato di avere davvero qualcosa che non andava nel cervello», racconta. La vita quotidiana le sfuggiva sempre più di mano e lei non sapeva cosa fare. Era tormentata quotidianamente da migliaia di extrasistoli, cioè battiti cardiaci supplementari.

Il calvario di Sabrina Schwerzmann ha un antefatto. Quando aveva 12 anni, suo padre morì improvvisamente per un arresto cardiocircolatorio. Lei aveva passato la notte a casa di un amica. La mattina dopo, la madre la chiamò per dirle che doveva andare in ospedale, perché suo padre non stava bene. Tornata a casa, Sabrina e il fratello minore seppero che era morto. «È così che ho perso il mio papà», dice. Stava pedalando con dei colleghi sulla bicicletta da corsa quando improvvisamente è caduto. Non fu possibile rianimarlo. Questa perdita prematura l’ha segnata. «È ovvio che ci si spaventa quando c’è qualcosa che non va nel cuore», dice, «ma questo non significa che si soffra di un disturbo d’ansia.»

«Pensavo di non aver capito bene. È stato come se mi fossi tolta un peso enorme dalle spalle.»


Ulteriori esami hanno confermato l’aritmia. I sintomi nascevano davvero dal cuore e non erano frutto della sua immaginazione. Purtroppo non si poteva fare molto, è stato il verdetto preliminare. «A 28 anni avevo la sensazione che la mia vita fosse finita», racconta. La sua nuova medica di famiglia la mandò nuovamente a fare accertamenti approfonditi. Rimaneva una piccola scintilla di speranza. È seguito l’appuntamento risolutivo con la cardiologa, che diagnosticò una grave insufficienza della valvola mitrale e tricuspide. Qualche ora dopo, il cardiochirurgo le spiegava come avrebbe ricostruito le valvole cardiache difettose ed eliminato le aritmie. «Pensavo di non aver capito bene. È stato come se mi fossi tolta un peso enorme dalle spalle», racconta e ancora oggi scoppia a piangere quando ne parla. Quattro settimane dopo, a Zurigo venne effettuato un intervento a cuore aperto durato sei ore. Volle festeggiare in anticipo: «Sono uscita con alcuni colleghi, non si sa mai cosa può succedere», dice.

L’operazione andò bene. La ricostruzione valvolare e l’ablazione le hanno ridato la vita. «Al termine della riabilitazione avevo raggiunto una forma fisica che non avevo mai avuto prima», dice. Grazie all’intervento, alcuni anni più tardi poté mettere al mondo due figli sani con suo marito. «Oggi sono seguita da un’ottima équipe di medici», sottolinea. Tuttavia, rimane un retrogusto amaro. «Per me è ancora un mistero il motivo per cui i difetti delle valvole cardiache sono stati scoperti così tardi», dice e riflette brevemente. «Probabilmente nessuno ha pensato a una malattia simile in una donna giovane.» I suoi sintomi sono stati probabilmente attribuiti troppo rapidamente alla sua psiche, etichettandola come ansiosa. Da allora, ha perso fiducia nel suo corpo. Ancora oggi sta lottando con questo problema.

L’aritmia si ripresenta di tanto in tanto e anche la valvola mitrale non è più completamente a tenuta. La storia del suo cuore non è dunque ancora conclusa. La vita di Sabrina Schwerzmann è comunque diventata degna di essere vissuta, cosa che non avrebbe potuto dire 15 anni fa. Oggi vive più intensamente che mai. «Ci saranno altri momenti. Bisogna dirselo anche quando non si vede più una via d’uscita», spiega. La sua perseveranza è stata premiata.

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