«In caso di insufficienza cardiaca serve un buon accompagnamento»

Un cuore che pompa debolmente è una malattia cronica frequente con conseguenze di vasta portata. Michele Martinelli, specialista in insufficienza cardiaca all’Inselspital di Berna, spiega come si sviluppa e perché un buon accompagnamento delle persone colpite aiuta a prevenire i ricoveri ospedalieri.

Aggiornato il 18 maggio 2026
Header Martinelli 02 26 web

Fonte: Jen Haas

Come si manifesta un’insufficienza cardiaca, detta anche debolezza di cuore?
Dr. Michele Martinelli:
La maggior parte dei sintomi non indica chiaramente un’insufficienza cardiaca. Il segno più frequente è un calo delle prestazioni fisiche e un aumento dell’affanno. Anche le gambe gonfie sono molto frequenti, così come i disturbi digestivi. Ma tutto ciò è ancora molto aspecifico. A volte passa molto tempo prima che le persone colpite ricevano una diagnosi.

Cos’è l’insufficienza cardiaca?
Si parla di insufficienza cardiaca quando il cuore non è più in grado di soddisfare le esigenze fisiche della vita quotidiana. La gittata cardiaca è ridotta: il cuore non pompa abbastanza sangue e ossigeno agli organi. A riposo il volume normale è di 4–6 litri di sangue al minuto. Sotto sforzo, ad esempio salendo le scale, può rapidamente raggiungere i 10 litri e oltre. In caso di insufficienza cardiaca il cuore raggiunge rapidamente il suo limite di prestazione.

Cosa non funziona più nel cuore?
Vi è una debolezza del muscolo cardiaco e talvolta un’alterazione del ritmo cardiaco. Dobbiamo però sempre chiederci quale ne sia la causa. La causa più frequente è l’infarto cardiaco. Ma possono essere responsabili anche le valvole cardiache. In caso di valvole insufficienti o ristrette il cuore deve lavorare di più, per cui il muscolo cardiaco con il tempo si affatica. Lo stesso accade anche con un’ipertensione arteriosa non trattata per anni. L’insufficienza cardiaca può anche comparire improvvisamente, ad esempio in caso di miocardite o di una predisposizione genetica alla insufficienza cardiaca.

Quante persone ne sono colpite?
In base a stime del passato ritengo che in Svizzera ne siano colpite circa 250 000 persone. Di queste, circa 10 000 – 20 000 presentano un’insufficienza cardiaca grave.

L’insufficienza cardiaca aumenta con l’età?
Sì, si tratta chiaramente di una malattia legata all’età. A partire dai 75 anni il numero di persone colpite aumenta notevolmente. Poiché sono molte le persone coinvolte, ciò rappresenta una grande sfida per la terapia e l’assistenza, ma anche per la società nel suo complesso.

Perché la malattia grava sul sistema sanitario?
L’insufficienza cardiaca porta a numerosi ricoveri ospedalieri, che dobbiamo cercare di prevenire il più possibile. È importante un buon accompagnamento dei pazienti soprattutto nei primi mesi di trattamento. In questo modo si possono ottenere grandi risultati per i pazienti stessi. Ma la stabilizzazione dell’insufficienza cardiaca va oltre la fase ospedaliera. I pazienti infatti rimangono vulnerabili, hanno una malattia cronica. Purtroppo in Svizzera esistono reti di assistenza consolidate solo per pochi pazienti.

Come si cura un’insufficienza cardiaca?
Cerchiamo le cause e le trattiamo. Insieme al paziente cerchiamo di stabilizzare il cuore con i medicamenti. A tale scopo impieghiamo 4 medicamenti di base. Come detto, dobbiamo accompagnare bene il paziente e istruirlo sulla sua malattia. Da noi all’Inselspital siamo supportati da personale infermieristico specializzato sotto supervisione medica. La riabilitazione cardiaca è utile per il ritorno alla vita quotidiana. Anche l’attività fisica, alimentazione e stile di vita sani contribuiscono a mantenere stabile la malattia.

Esistono ulteriori possibilità di trattamento?
Rispetto al passato, oggi affrontiamo le eventuali malattie di base in modo più rapido e mirato. Oggi possiamo offrire anche molti nuovi interventi invasivi, ad esempio trattamenti per le malattie valvolari.

«Non esiste un’unica terapia valida per tutti.»


Ciò significa al contempo che la scelta della terapia diventa più complessa.

Esattamente, non esiste un’unica terapia valida per tutti. Il compito dello specialista in insufficienza cardiaca consiste soprattutto nel capire quale trattamento sia utile in modo dimostrato e duraturo per quale paziente. È difficile, soprattutto quando i pazienti in età avanzata hanno più patologie d’organo o devono già assumere molti medicamenti.

Come vivono i pazienti la loro insufficienza cardiaca?
Nei pazienti trattati in modo ottimale la capacità di prestazione si conserva sorprendentemente bene anche a lungo termine. Tutt’al più si stancano più in fretta e riescono a concentrarsi meno; piccoli problemi che prima riuscivano a superare diventano un peso. Chi è stato in terapia intensiva ne risente spesso a lungo sul piano psicologico. Purtroppo trascuriamo un po’ la psiche, perché in ambulatorio parliamo soprattutto del cuore. E poi ci chiediamo perché il paziente non sta ancora bene, nonostante tutto sia tornato nella norma.

Qual è la prognosi?
Un’insufficienza cardiaca grave ha una prognosi sfavorevole. Spesso le persone colpite non ne sono consapevoli. Cerchiamo perciò di spiegare loro che si tratta di una malattia cronica grave e che ci impegniamo a mantenere stabile il cuore. Le motiviamo a essere positive e a collaborare attivamente. Ciò migliora notevolmente le prospettive.

Quali terapie sono possibili quando l’insufficienza cardiaca è in fase avanzata?
Poiché molti pazienti gravemente malati sono in età avanzata, l’accento è posto sulla medicina palliativa, ossia sulla conservazione di una buona qualità di vita e autonomia. Con le persone colpite fino a circa 70 anni senza comorbidità possiamo prendere in considerazione un trapianto di cuore. In alternativa al trapianto, utilizziamo sempre più spesso anche sistemi di assistenza cardiaca come trattamento a lungo termine.

Ma c’è carenza di cuori da donatore, vero?
La situazione è migliorata notevolmente negli ultimi anni, oggi effettuiamo più trapianti di cuore rispetto al passato. Dal 2022 utilizziamo un apparecchio che chiamiamo perfusione meccanica. Si tratta di un dispositivo in cui il cuore continua a battere al di fuori del corpo e viene rifornito di ossigeno. In questo modo possiamo trasportare i cuori più a lungo e anche su distanze maggiori. Il tempo di attesa per un nuovo organo si è ridotto di circa un terzo.

HI Patientenkit IT 2026 freigestellt
Shop

Kit formativo sull’insufficienza cardiaca

Se soffrite di insufficienza cardiaca, il kit per pazienti vi fornirà preziose informazioni e vi aiuterà nella gestione quotidiana della malattia.

Ordinare ora