«Il trattamento aiuta più persone di quanto pensassimo in passato»
I decessi per ictus cerebrale sono molto diminuiti. Susanne Wegener, neurologa dell’ospedale universitario di Zurigo, ne spiega i motivi e perché, nonostante i progressi, non tutte le persone possono essere aiutate altrettanto bene.
Fonte: Jen Haas
Secondo il suo studio epidemiologico, il tasso di mortalità per ictus cerebrale in Svizzera si è dimezzato negli ultimi vent’anni.
Prof. Susanne Wegener: È corretto, lo ha dimostrato il nostro studio. Suppongo che ciò sia espressione delle migliori possibilità di trattamento.
Il trattamento è l’unico motivo?
Non è il solo. Vengono anche diagnosticati più ictus cerebrali. Non crediamo però che il numero di ictus cerebrali sia aumentato; piuttosto, oggi gli ictus cerebrali vengono riconosciuti più spesso e di conseguenza scoperti più casi, forse anche più lievi. Ciononostante, complessivamente muoiono molte meno persone per un ictus cerebrale.
Perché vengono scoperti più ictus cerebrali?
Le persone devono prima riconoscere che qualcuno ha un ictus. È quindi necessario pensare a un ictus e cercare aiuto medico quando, per esempio, la bocca è storta o il braccio intorpidito. Le campagne informative della Fondazione Svizzera di Cardiologia hanno l’obiettivo di far conoscere meglio i sintomi.
Altri motivi?
Scopriamo l’ictus cerebrale in ospedale meglio di prima, perché abbiamo a disposizione più diagnostica per immagini, che ci mostra anche ictus cerebrali di piccole dimensioni. L’aumento delle diagnosi può quindi dipendere dalla percezione dei sintomi nella popolazione e dalla sicurezza diagnostica in ospedale. Forse anche i medici di famiglia sono meglio informati. Sono tutte buone notizie. Conosciamo meglio il problema e lo percepiamo di più.
In che modo è migliorato il trattamento dell’ictus cerebrale?
È chiaramente migliorata l’infrastruttura. In Svizzera abbiamo ovunque Stroke center e Stroke unit con attrezzature di alto livello. Questi sono in grado di assistere i pazienti con ictus cerebrale 24 ore su 24. Grazie alla collaborazione con noi e alla propria valutazione, il servizio di soccorso sanitario sa esattamente dove indirizzare i pazienti. Questi arrivano così più velocemente in una struttura specializzata.
E per quanto riguarda la terapia vera e propria?
Oggi conosciamo bene le procedure da seguire quando ci troviamo di fronte a un ictus acuto. Nella rimozione di un coagulo qualche anno fa esitavamo ancora spesso.
Questo significa che più persone colpite beneficiano di un trattamento?
Se un paziente con ictus arrivava da noi molto tardi o era molto anziano, eravamo cauti. Oggi ciò è cambiato. Sappiamo che il trattamento non è privo di rischi, ma aiuta le persone più di quanto pensassimo in passato. L’apertura della finestra temporale è stata molto importante. All’inizio trattavamo solo entro circa quattro ore dall’inizio dei sintomi. Sono diventate 6 ore e oggi, in determinate circostanze, si può trattare fino a 24 ore dopo i primi segni.
Chi ne beneficia meno?
Non lo sappiamo ancora con precisione. Probabilmente persone con un ictus cerebrale molto grave, nelle quali le reti vascolari nel cervello non sono ben strutturate o non funzionano bene. Molte cose non ci sono ancora chiare, per questo continuiamo a fare ricerca.
Nel suo studio lei mostra che le donne muoiono più spesso per un ictus cerebrale. Perché?
Le donne nelle prime fasi della vita sono piuttosto protette. Con la menopausa questa protezione, dovuta agli ormoni sessuali femminili, diminuisce. In età avanzata hanno ictus cerebrali più frequentemente degli uomini e sono quindi più a rischio di morte per ictus. Oltre all’età avanzata giocano un ruolo altri fattori, per esempio vivere da sole o la mancanza di supporto in casa.
Le donne muoiono anche più spesso degli uomini per un ictus fuori dall’ospedale. C’è una spiegazione per questo?
Non direttamente. Constatiamo però che negli Stroke center e nelle Stroke unit vengono trattate un po’ meno donne che uomini. Suppongo che, nelle case di cura, le persone molto anziane, che sono più donne che uomini, in caso di ictus cerebrale non vengano più inviate in una Stroke unit altamente specializzata.
Quali sono i principali rischi di un ictus cerebrale?
L’età. Se si tratta di rischi modificabili, soprattutto il fumo, l’ipertensione arteriosa, il diabete, il colesterolo troppo alto, la fibrillazione atriale e l’inattività fisica, forse ancora più di qualche chilo di troppo. Lo sport è estremamente importante.
La salute nella popolazione è cambiata a questo riguardo negli ultimi anni?
I fattori di rischio tradizionali già menzionati in generale rimangono relativamente stabili o sono leggermente aumentati. Quello che aumenta chiaramente è lo stress, un fattore di rischio che nelle donne evidentemente ha un peso particolare. Questo dobbiamo tenerlo in considerazione.
Si può migliorare ulteriormente il trattamento dell’ictus cerebrale nonostante tutti questi successi?
Sì! Per lungo tempo abbiamo lottato per rimuovere il coagulo il più velocemente possibile, e certamente continueremo a perfezionare ulteriormente la procedura. Ma nonostante la rimozione efficace del coagulo, certi pazienti non si riprendono bene: parliamo allora di un fallimento della riperfusione. Risolvere questo problema rappresenta oggi un campo di ricerca in rapida evoluzione. Dobbiamo scoprire quali medicamenti possiamo utilizzare per proteggere i vasi e le cellule nervose anche ore e giorni dopo l’evento.
Studio clinico: Hänsel, Martin & Mauch, Emanuel & Micheloud, Charlotte & Luft, Andreas & Nedeltchev, Krassen & Arnold, Marcel & Wegener, Susanne. (2025). Current trends in stroke events, mortality, and case fatality in Switzerland: an epidemiologic update. International journal of epidemiology. 54. 10.1093/ije/dyaf087.